Foto di Gianmarco Chieregato

Sono una cacciatrice di storie. Ho conosciuto terroriste e madri in lutto, ho capito che cosa si può fare per amore, avidità e vendetta. Ho incrociato la cronaca nera e i misteri della mafia lavorando come corrispondente di Repubblica in Sicilia, sono stata minacciata (Eugenio Scalfari mi ha detto: «Se hai paura sono fatti tuoi») e mi sono trasferita a Milano nel 1985 su consiglio di un magistrato amico che ancora ringrazio. Ho lavorato al Corriere della Sera, ho diretto il settimanale Anna, e scrivo. A differenza dei narratori che premettono sempre «Questa storia è inventata», le mie non lo sono quasi mai. “Sulla pelle delle donne” e “Ragazzi di Palermo” (Rizzoli) sono due inchieste. “La fontana invisibile” è la vicenda surreale di un’eredità divisa dopo 111 anni, “Il nome di Marina” (ancora Rizzoli) è il romanzo nato da un lavoro di giornalismo investigativo che nessuno voleva pubblicare. Ma anche negli argomenti più frivoli ho messo la stessa curiosità. L’ultimo libro è “I mariti inutili” (Cairo), una piccola follia scritta in coppia con Januaria Piromallo, una provocazione divertente. L’ultima buona azione è il racconto pubblicato per l’antologia “Mariti” (Piemme): i diritti d’autore serviranno a salvare le spose-bambine di Varanasi. Mi occupo di costume, comportamenti sociali, stili di vita. Seguo le sfilate, i festival del cinema e tutti gli indicatori che possano suggerire verso dove stiamo andando. Ovviamente non lo so, ma mi piacerebbe scoprirlo.